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Perché è NECESSARIO fermarsi per poi ripartire. Quando è ora di ristrutturare lo SPAZIO DI LAVORO.

March 13, 2019

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#moreclaylessplastic per chi non ama la plastica.

June 10, 2019

Domenica 26 maggio ho partecipato come espositore al mercato della 1a Edizione della Festa della Ceramica di Sordevolo in provincia di Biella (qui tutti i riferimenti dell'evento).

 

 

Questo però è solo l’atto finale di una storia iniziata alcuni mesi fa e che passa attraverso contatti e connessioni molto interessanti.

Con l’inizio del 2019 ho iniziato a ristrutturare la mia attività. Questo percorso è stato da una parte pratico, con il ripensamento degli spazi e delle funzioni del laboratorio, e dall’altra rivolto alla mia comunicazione e quindi ai contenuti che secondo me sono importanti e sono un valore aggiunto alla mia produzione.

 

Mentre tinteggiavo le pareti dello studio ho ragionato molto sul significato del mio lavoro, che oltre naturalmente essere esattamente il lavoro che voglio fare deve avere anche un significato più profondo.

Voglio avere un ciclo produttivo sostenibile cercando di essere meno invadente possibile, e il mio prodotto deve essere oltre che un buon prodotto anche esso stesso sostenibile.

 

Partendo dalla considerazione che gli oggetti di ceramica possono durare moltissimo nel tempo, il gres e la porcellana sono igienici come il vetro, una volta che sono rotti o non servono più possono essere smaltiti come inerti e se anche fossero abbandonati in natura, la loro decomposizione porterebbe solo ad avere  di nuovo la materia prima, la sabbia di silice, allora la ceramica è sostenibile.

 

Ormai siamo tutti molto più sensibili alle tematiche del clima e dell’inquinamento anche grazie al movimento portato all'onore delle cronache da Greta Thunberg e dalle manifestazioni giovanili del Friday For Future. Tutti parliamo di clima e di sostenibilità, di buoni e di cattivi comportamenti, finalmente senza più pensare al colore politico o con la paura di essere additati come ambientalisti della domenica.

 

E’ un po' come se tutti ci fossimo improvvisamente accorti che è una follia incosciente non operare qualche cambiamento. E una delle cose più ovvie e lampanti è smettere di utilizzare tutta questa plastica, un materiale fatto e progettato per durare tantissimo ma che invece utilizziamo soprattutto come usa-e-getta e per il packaging...

Qualche anno fa una ceramista, Lauren Moreira, ha dato vita con un gruppo su Facebook, #moreclaylessplastic a un movimento di ceramisti di tutto il mondo che vogliono comunicare proprio questo messaggio: sensibilizzare le persone a utilizzare al posto della plastica oggetti in ceramica.

Che poi non è che si fa tanta fatica, basta, per certi versi tornare agli oggetti che c’erano prima della plastica. 

 

Il movimento porta un messaggio molto semplice: + argilla - plastica.

(dal gruppo FB:

MORE CLAY LESS PLASTIC ha tre obiettivi fondamentali:

- invitare le persone di tutto il mondo a ripensare ai loro oggetti di uso quotidiano,

- sostituire la plastica con materiali più sostenibili e riciclabili e

- trovare un artigiano nel loro territorio) 

 

Ci si chiede con quale materiale sostenibile è possibile sostituire gran parte della plastica.

Una risposta è: l’argilla.

 

I dati raccolti circa l’inquinamento degli oceani dovuto alla plastica sono paurosi.

In questi anni negli oceani si sono accumulate quantità esorbitanti di rifiuti provenienti dal continenti tramite i corsi d’acqua, rifiuti che hanno contaminato tutte le acque anche quelle nei posti più selvaggi e, in alcuni punti dove le correnti oceaniche formano dei vortici hanno creato vere e proprie isole di plastica.

 

Per avere un’idea di cosa sta succedendo consiglio vivamente di vedere il film “A Plastic Ocean” (Un film di Craig Leeson. Con David Attenborough, Sylvia Earle, Ben Fogle, Craig Leeson, Barack Obama. durata 102 min. - Gran Bretagna, Hong Kong 2016.)

Grazie Giacomo per il suggerimento.

 

Siamo tutti molto impressionati quando vediamo le isole fatte di rifiuti che galleggiano in mezzo al mare o le spiagge inondate dalle bottiglie di plastica.

Ma c’è un pericolo ancora più subdolo e nascosto.

Tutta la plastica, con l’azione del sole, della salsedine, dell’erosione meccanica e della temperatura si frantuma in parti più piccole, e poi ancora e ancora fino a raggiungere la grandezza di pochi micron (micro plastiche).

 

Alcune parti possono avvolgere, incastrarsi, bloccare ferire l’animale che ne viene in contatto, si pensi alle deformazioni portate al corpo delle tartarughe marine che rimangono incastrate in anelli o reti.

 

Questi frammenti entrano nella catena alimentare della fauna acquatica e non, provocando danni di vario tipo.

I frammenti più grandi vengono scambiati per prede e quindi ingeriti, non potendo essere digeriti e quindi frammentati ulteriormente si accumulano nel corpo degli animali fino ad intasare il tubo digerente. Gli uccelli non riescono più a prendere il volo e ad alimentarsi andando incontro a una morte certa e dolorosissima.

 

 

Infine le parti più piccole, quelle che riescono poi ad essere espulse dall’animale, durante la digestione rilasciano delle tossine come gli ftalati che vengono assorbite dalle carni edibili dei pesci. Alla fine quindi il pesce che ci mangiamo molto probabilmente contiene carni tossiche in varia misura.

 

Ecco, questo è quello che in questo mese mi si è rivelato con chiarezza, il mio lavoro è sostenibile, produce un prodotto sostenibile e posso aiutare a comunicare un messaggio utile e interessante.

 

Quando Simone Stefani dell’Associazione Up mi ha invitato alla Festa della Ceramica di Sordevolo dicendomi che anche Lauren Moreira avrebbe preso parte all’evento, non mi sembrava vero! Una combinazione davvero fortuita.

Non voglio essere fraintesa, non credo nei segni divini, ma penso che quando ci capitano cose le leggiamo in modo diverso a seconda del momento in cui stiamo vivendo e della nostra disposizione d’animo, del nostro livello di empatia.

In quel momento ero particolarmente sensibile a questi argomenti e quindi ho accettato di partecipare a un mercato anche se Simone dichiarò, molto onestamente, che essere alla prima edizione non garantiva vendite.

 

Ma per me il mercato era solo un pretesto per partecipare a un evento più complesso e interessante.

La Festa della Ceramica di Sordevolo infatti era la conclusione di un progetto che  l’Associazione Up insieme a MORE CLAY LESS PLASTIC aveva fatto nelle scuole.

 

L’idea di base è quella di sensibilizzare più persone possibili su queste tematiche partendo dai bambini delle scuole. Se si riescono a sensibilizzare i bimbi, a emozionarli con l’argilla, a colpirli con le immagini degli oceani inquinati, degli animali che soffrono per colpa nostra, loro porteranno a casa il messaggio di #moreclaylessplastic, lo comunicheranno alle loro famiglie e si innescherà un passaggio bellissimo.  

Per esempio alcuni genitori si sono attivati per richiedere ai sindaci dei paesi della zona di poter utilizzare nelle mense delle scuole al posto delle stoviglie usa e getta, dei piatti di materiale biodegradabile o addirittura in ceramica o vetro e posate di metallo.

 

Il progetto si basava, oltre a comunicare il messaggio anche sul suggerimento di atti molto semplici che tutti possono fare per limitare l’uso della plastica senza aspettare che la macchina della legislazione faccia il suo elefantiaco lavoro per impedirne l’uso. Questo, si spera, darà dei segnali forti a chi si occupa del marketing delle aziende che producono o utilizzano plastica nel packaging o come usa e getta.

 

 

Per esempio se tutti iniziassimo a:

 

- non comprare più plastica usa e getta: piatti bicchieri, posate,...

- al supermercato e nei negozi scegliere solo prodotti non impacchettati nella plastica (provate, è difficilissimo!)

- non consumare più acqua o bibite in bottiglie di plastica. Piuttosto preferite il vetro che è riciclabile al 100 %,

inoltre l’acqua quella del rubinetto può essere consumata praticamente ovunque con l’inserimento magari di un filtro

- acquistare indumenti e tessuti prodotti con fibre naturali. Anche questo è molto difficile ma gli indumenti prodotti con fibre acriliche non sono sostenibili e pensiamo che anche durante i lavaggi rilasciano micro plastiche e sostanze tossiche.

- preferire arredi e accessori prodotti con materiali ecosostenibili.

 

Mentre aspettiamo che Simone dell'Associazione Up organizzi la seconda Edizione della Festa della Ceramica di Sordevolo mettiamo in atto questi utili consigli e se ne  avete altri vi sarei davvero grata se li condivideste con me nei commenti. L’importante è che siano semplici, anche al limite del banale. Sarebbe bello compilare un elenco di consigli utili da diffondere sui social. 

 

Senza diventare degli integralisti della sostenibilità si possono dare dei segnali molto forti e prendersi una parte della responsabilità.

 

Pensiamoci: la plastica è un materiale fatto per durare nel tempo, perché allora lo utilizziamo per fare

cose che usiamo solo per pochi minuti?

 

Davvero non ci sono materiali alternativi alla plastica?

 

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